Indonesia - Kami Suka Jalan Jalan (2012 )

Bali

L’arrivo a Bali dopo il lungo viaggio , è per me e Mauro un pugno nello stomaco, all’uscita dell’aeroporto ci guardiamo intorno e la prima cosa che notiamo sono i tanti turisti che vanno e vengono … non nego che sono delusa, le info riportate da diversi amici viaggiatori sul suo sfruttamento e affollamento, sono esatte, purtroppo.
Cerchiamo tra i mille cartelli quello del nostro hotel, sono veramente tantissimi, finalmente ecco il nostro, l’autista ci accoglie con il caldo sorriso della gente dell’Asia e come per incanto la delusione scompare.
L’hotel scelto e' il Puri Bambù ‘, si trova in una stradina nell’‘interno a 300 metri dalla lunga spiaggia di jimbaran, 

Le camere sono grandi e pulite, l’ambiente curato e piacevole nel tipico stile dell’isola, una vera oasi di pace e silenzio.
Molliamo subito gli zaini , dopo poco siamo distesi al sole nella spiaggia Immensa e deserta, il solo rumore sono le onde dell’oceano, nel cielo azzurrissimo osserviamo tanti aquiloni che volteggiano al vento.
La nostra prima cena a Bali , la consumiamo osservando il sole rosso che si tuffa in mare , con i piedi affondanti nella sabbia .

Non si viene certo a Bali solo per il mare, quindi fissiamo un auto con autista , per un paio di giorni di tour , vogliamo  far vedere a Maurizio e Anna la vera bellezza di quest’isola.
Iniziamo da uno dei nostri posti preferiti , le tombe reali di Gunung Kawi ,

e' come lo ricordavamo ,un angolo di pace immerso nel verde e con pochi visitatori..

Poi visitiamo , Mengwi , Ubud  , Mas e i villaggi degli artigiani , finiamo la giornata con un tramonto al Tanah Lot.

Emozioni
Forse sarà solo fortuna, o il di saper cogliere l’attimo, ancora una volta vivremo grandi emozioni.
Che poi sono tutto quello che ci aspettiamo da un viaggio.

Bali, ha il sapore di piccole offerte di fronte alle abitazioni, di fiori di frangipani tra i capelli, di onde impetuose, di templi dagli alti tetti neri, di processioni, di posti pieni di turisti e di caos ma anche di angoli antichi persi nel tempo.
Decidiamo di andare al Puru Uluwatu di mattina e … meraviglia  , ci troviamo in mezzo a una delle più belle cerimonie mai viste, i fedeli sono tantissimi, tutti elegantemente vestiti a festa, diverse donne stanno preparando i cestini con le offerte, altre stanno allestendo un buffet all’ombra del porticato, dove , gentilmente ci inviteranno, l’anziano che presiede la cerimonia ci invita anche a entrare nel tempio, è pieno c’è un caldo insopportabile ci limitiamo a osservare felici e in silenzio l’evento .

Accompagnare nell’oceano delle tartarughe appena nate , credevamo potesse essere solo un sogno , fino a pochi giorni fa’ , quando ci è stato chiesto di farlo.
Tenere le piccole tra le mani , poi lasciarne andare tra le onde al loro destino , è stato una delle cose più belle che ci siano mai successe viaggiando, un emozione unica rara e preziosa che terremo per sempre nel cuore.

Bali Si ! sei tu la più turistica, ma sei ancora unica e meravigliosa

foto Tanah Lot   

foto Uluwatu

  Giava

Sorvolando Giava è impossibile non notare i tanti vulcani dalle bocche spalancate e fumanti.
Ce ne sono oltre 100 molti dei quali ancora attivi, tra i tanti il temibile Merapi , che solo uno anno fa’, ha ricoperto ancora una volta di cenere e lava gran parte della zona a nord di Yogya.

Arriviamo a Yogya e notiamo subito la differenza con Bali, qua l’autisti in attesa sono davvero pochi ,vediamo subito il cartello con i nostri nomi, dopo 1 ora e mezzo di auto e arriviamo al nostro Rumah Dharma , solo quattro bungalow immersi nella pace della campagna Giavanese , tra campi di peperoncino, caffè, mais e tabacco, i bungalow sono grandi , arredati benissimo con tocchi originali e pulitissimi.

Ci accoglie Wendy ,una ragazza belga che da dieci anni ha trasformato il suo sogno in realtà.
C’eravamo scambiate diverse mail ed era nata un’amicizia, vedersi di persona ci emoziona un po’, ci abbracciamo e lasciando un po’ in disparte gli altri , iniziamo a parlare e ridere come se ci conoscessimo da sempre .
Mi fido del giudizio suo e di Jamal , guida uomo di fiducia e collaboratore di Wendy, mi dicono che ci faranno vivere una Giava diversa , non scritta sulle guide e poco conosciuta, certo aggiunge Jamal questi tour richiederanno un po’ di spirito di adattamento e mi guarda con la faccia da furbetto ….
La mia curiosità è stuzzicata, accetto subito, al cavolo quello che avevo pensato di fare, butto tutti gli appunti nel cestino e ancora una volta mi affido al caso e al mio intuito .
Ceniamo a un tavolo comune , insieme ad altri due ragazzi olandesi e a una coppia di tedeschi, ci scambiamo opinioni e idee di viaggio, il cibo è quanto di più buono mangiato in Indonesia , ottimo fresco e abbondante .

E’ ancora buio pesto quanto il canto dei muezzin ci sveglia, non siamo infastiditi, avremmo dovuto alzarci lo stesso.
Sono le 4.30 inforchiamo le bici muniti di pile, in realtà non si vede una cippa lo stesso.
Cerchiamo di seguire alla meglio Jamal che fila via sveglio e arzillo come un grillo .

Parcheggiamo le bici in un cortiletto in cima a una salita (maledetta) e proseguiamo a piedi lungo un sentiero tra la boscaglia ….
Arriviamo alla cima della collina fradici di sudore e sbuffando .
Ci guardiamo intorno ed è impossibile restare indifferenti a tanta bellezza, dalla boscaglia si leva una nebbiolina , che piano al sorgere del sole si colora di magenta, in lontana si può notare la terrazza più alta del Borobudur e dietro maestoso e minaccioso il Merapi.

Siamo una decina di persone che ammirano in silenzio , uno dei tanti spettacoli che solo la natura sa donare.
C’è offerto del caffè e tè,  fatto dagli abitanti del vicino villaggio su un fornelletto da campeggio, è bollente e dall’aroma intenso.

Scendiamo mentre Jamal ci indica le varie piante e l’uso medicamentoso che ne deriva , è sorprendete come in natura si possa trovare in sostanza una cura per tutto, ma anche del cibo ,delle piante per tingere tessuti, per ottenere detergenti, e un sacco di altre cose.
Il nostro tour mattutino continua, risaliamo in bici e passiamo tra i villaggi, ammirando il vasaio ,Il produttore di tofu, il fabbricante di statuine simile pietra, non sono fabbriche turistiche ma le stesse semplici abitazioni degli abitanti dei villaggi intenti nel loro lavoro quotidiano.

Tutti sono gentili e ospitali ci salutano e sorridono, che bel clima che si respira in questi villaggi.

Facciamo una breve sosta al mercato di Magelang è grande bello pieno di merce sorprendentemente ordinato e pulito, dove compriamo delle banane buonissime.

Sono le 9.30 quando torniamo al Dharma, affamati , ci buttiamo sulla meravigliosa colazione con frutta fresca, dolcetti al cocco, the al gelsomino caffè di montagna, toast con uovo e per me un prelibato e piccantissimo nasi goreng..
Passiamo qualche ora a riposarci nella pace della campagna.

Jamal scalpita per portarci tutti in giro con il suo gioiellino “ Mad Buffalo “, interamente costruito da lui saldando diversi pezzi di moto e chissà cosa altro insieme, appena vediamo il mezzo, non possiamo più resistere dobbiamo saltarci sopra e partire.

Era dai tempi dei Saq – ka In Myanmar che non mi divertivo cosi tanto su un mezzo

Per la strada ci salutano tutti, i turisti ci fanno le foto , a dirla tutta ce le fanno anche i giavanesi !!


Visitiamo il Candi Medut con i grandi Buddha del suo interno , continuiamo a girovagare per Magelang e dintorni , fino ad arrivare al maestoso tempio del Borobudur.

Una montagna di pietra intagliata e scolpita , che racconta la storia del Buddha iniziando dalla vita e il destino fino al raggiungimento del Nirvana.
Le origini di questo tempio sono tutt' ora un mistero, cosi com’è il perché sia stato abbandonato , forse si pensa a causa dei frequenti terremoti ed eruzioni .

Lo ricorderemo cosi  ,come lo guardiamo per l’ultima volta mentre andiamo via ,
avvolto nella luce rosata del tramonto.

Dopo un’altra colazione super, salutiamo a malincuore Wendy e partiamo per un tour che ci porterà fino alle risaie di montagna e infine a Yogya sud alla nostra prossima destinazione.
La strada che da Magelang porta a Batang è un susseguirsi di piccoli agglomerati di case, di ampie e verdissime risaie, fatto di vita rurale antica ancora poco offuscata dal progresso .
Ci vuole circa un’ora di macchina per arrivare fino ai piedi di un minuscolo villaggio che è sospeso in un’ampia vallata verdissima, fatta da risaie a terrazza coltivate fino ai piedi delle montagne.
Jamal ci guida attraverso un piccolo sentiero che di solito percorrono i contadini, ne troveremo parecchi intenti al lavoro, tutti ci saluteranno e si metteranno fieri in posa sistemandosi il cappello o le vesti al minimo accenno di scatto di una foto.
E’ un posto bellissimo, le risaie sono le più belle mai viste

Dopo un’ora e mezza di cammino raggiungiamo un piccolissimo tempio, il Candi Selogriyo .
Stendiamo una stuoia sul prato e mangiamo i succosi manghi comperati al mercato del villaggio.

Ritorniamo a Magelang , salutiamo Jamal , che però rimarrà sempre nei nostri ricordi e proseguiamo il viaggio, passiamo a pochi kilometri dal Merapi, il paesaggio è grigio dalla cenere e dai detriti, oltre ci dice il nostro autista troveremmo solo un paesaggio bruciacchiato e desolato.
Nel tratto distrutto dalla furia del vulcano nel febbraio 2011 i ponti, le strade, le abitazioni sono state tutte ricostruite, alla faccia del nostro paese, dove la gente vive per decenni nelle tendopoli e dove le ricostruzioni sembrano non avvenire mai.

Siamo davanti ai tempi di Prambanan a differenza del Borobudur che è un tempio buddista questi sono tempi Induisti dedicati a Shiva Brahma e Vishnu.

foto Borobudur Prambanan 


Arriviamo al nostro nuovo hotel , il D’oman Yogya e rimaniamo incantati da tanta bellezza, infatti, l’hotel è stato ricavato da una serie di vecchi Kampung Giavanesi  , rispettando l’architettura originale, porte, finestre, giardini, arredi e complementi rispecchiano un’epoca antica e meravigliosa.
Le camere sono grandissime, con un bagno aperto e ogni kampung formato da tre o quattro camere ha la propria piscina privata, salette all’aperto, divani ampi e avvolgenti e tantissimi oggetti di arte antica.

E' un posto piccolo fatto di poche camere , ma ampio per i grandi spazi esterni, non di lusso ostentato , ma di grande atmosfera, proprio come piace a noi , come avevo desiderato che fosse per Anna e Maurizio ,

che hanno una camera esageratamente bella e non credono ai propri occhi.
Ceniamo bene in hotel e a poco prezzo e ce ne andiamo a nanna sprofondando nell’enorme letto a chissà quante piazze.
Non abbiamo fatto i conti con la preghiera del mattino e i galli canterini  ,che già alle 4.00 iniziano a farsi sentire, qua addirittura sembra di avere il muezzin in camera!
Aspettiamo pazienti la fine delle preghiere e muniti di tappo antigallo, ci rimettiamo a dormire.

Gente, caos, bancarelle, auto, risciò, odori, suoni, voci … tutto questo è Yogya , malgrado ne abbiamo sentito parlare piu’ male che bene , decidiamo di visitarla lo stesso.
Al primo impatto non mi piace , poi percorrendo il Malioboro la trovo piacevole, anche se sono contentissima di non avere preso un hotel in centro, ci perdiamo varie volte in cerca del palazzo dell’acqua ci sono cartelli che indicano in tutte le direzioni, ma immancabilmente ci troviamo l’in qualche vicolo nel nulla.

Anna ed io chiediamo indicazioni a una signora ben vestita , che senza risponderci ci afferra per mano e ci porta a un …. Matrimonio !
siamo messe in posa vicino agli sposi elegantissimi nel loro costume tradizionale, veniamo paparazzati in varie pose diverse , ci offrono da bere e mangiare, ne approfittiamo per farci una merendina … vogliono sapere da dove veniamo e alla fine ci chiedono anche di mettere la firma nel libro degli inviati, in Asia hanno questa mania delle foto ricordo in posa con noi occidentali .
Riprendiamo la ricerca del palazzo dell’acqua e finalmente lo troviamo.

Ancora una sveglia all’alba e con questo siamo in pari con preghiere e galli !
I ragazzi dell’hotel gentilissimi nonostante l’ora ci prepara lo stesso una buona colazione, è presto il traffico caos di yogya non si è ancora scatenato , quindi in poco tempo siamo all’aeroporto in attesa del volo per Padang via Giacarta, l’aeroporto di Giacarta con nostra sorpresa è grande, pulito, ben servito con tanti negozi e le con poltrone massaggianti gratis che abbiamo gia’ provato e adorato a Singapore .

foto Yogya 

Sumatra
Siamo a Sumatra, a Padang ! arriviamo solo in sette occidentali, noi quattro e tre ragazzi australiani che vanno a fare surf alle mentawai, ci divertiamo a guardare gli indonesiani che ritirano i loro bagagli fatti di scatole di cartone e spago, fuori dall’aeroporto ci osservano tutti, ci sentiamo un po’ sperduti e imbarazzati da tanto interesse, non vediamo nessuno mandato da cubadak, decidiamo di telefonare a Nanni, il nostro telefono ha problemi di omunicazione, uno degli osservatori si fa’ avanti e si offre di telefonare lui … parliamo con Nanni ci dice che presto arriverà il suo uomo a prenderci, passa solo un minuto e un ometto viene da noi dicendoci in un inglese incomprensibile che dobbiamo andare con lui … siamo un po’ titubanti, ma lui non molla, ci spiega di non essere l’uomo mandato da Nanni ma un suo amico, perché l’altro è imbottigliato nel traffico …. Che facciamo ?? alla fine ci fidiamo e andiamo.

Traffico a Padang ???? ma che caos ,macchine, moto , opelet dai coloro sgargianti i furgoncini taxi collettivi agghindati da pupazzi e adesivi, a confronto Yogya è viabilissima, mai visto una cosa del genere, la città al contrario appare ordinata e pulita con belle case dagli alti tetti a punte tipiche di Sumatra.

Dopo un po’ l’ometto parcheggia in uno spiazzo e arriva il nostro autista, facciamo il cambio di auto e ripartiamo, iniziamo a percorrere una strada di montagna bellissima con torrenti cascate e fitta giungla.
Saliamo e scendiamo per un paio di ore e finalmente si sbuca in un villaggio di pescatori , di quelli classici con case in legno su palafitte, bimbi che scorrazzano, e l’immancabile montagna di spazzatura che ahimè finirà presto tutta in mare, molte barche da pesca a bilanciere decorate e colorate sono ancora al molo in attesa della’ uscita notturna per la pesca.
Vediamo arrivare una piccola barca ha sopra il nome Cubadak , è Nanni che ci viene a ricevere.
Carichiamo i bagagli aiutati dai bimbi del villaggio e partiamo.

Cubadak Paradise Village
Isola tropicale ? villaggio turistico maldiviano? All’inclusive ? ….

Nemmeno una di queste definizioni va bene per questo posto, l’isola è abbastanza grande, rocciosa, ricoperta da una fitta Giungla, se dal vostro bungalow di legno e foglia di palma vi guarderete intorno a 360° l’impressione che avrete, è quella di trovarvi in un campeggio sulle rive di un grande lago di montagna.


Prendiamo possesso del nostro lumba lumba (delfino) , vado nel patio e osservo il panorama intorno soddisfatta , erano anni che desideravo venire fin qua, mi piace questo contatto con la natura, questo isolamento da tutto, si sente la magia del posto, la sua unicità.

La sera ceniamo insieme agli altri ospiti , olandesi, tedeschi e due coppie di ragazzi italiani alla fine del loro viaggio, la tavola è imbandita come per un pranzo di Natale, con primi ,secondi di pesce , carne,verdure, frutta e l’immancabile dolce finale, il tutto cucinato benissimo.

Le emozioni a Cubadak non finiscono mai, ci svegliamo presto il mattino …

 ma perché ? qua non ci sono le preghiere e nemmeno i galli !
mi affaccio al porticato e resto ad ammirare l’alba, sono rapita dalla quiete del posto, dai colori che cambiano rapidamente, dalle enormi farfalle, o dal piccolo colibrì che svolazza succhiando il nettare del fiore rosso che è più grande di lui, dalle scimmiette che a pochi metri da me, dove inizia la foresta saltano di ramo in ramo .

Fare snorkeling nell’acqua color verde smeraldo è come entrare in un acquario, tutte le creature marine sono a portata di pinna, vedremo una bella tartaruga marina e un’enorme aquila di mare, tante meduse, gruppi di pesci colorati, anemoni, coralli ….

Con la canoa a bilanciere si arriva alle altre isolette vicine, fino a incontrare la barriera corallina affiorante, i colori del mare passano dallo smeraldo al turchese al verde chiarissimo.

Marco, uno dei proprietari di Cubadak, un ragazzo francese grande viaggiatore, che da molti anni ha fatto dell’Asia la sua casa e dal quale attingerò preziose informazioni, ci porta in barca in giro per le isolette deserte dei dintorni, una delle piu’ belle e’ Pulau Palangan, una striscia di sabbia bianca e un mare azzurro e cristallino, su quest’isola tempo fa’ qualcuno ha costruito un paio di bungalow adesso in disuso, volendo ci si può campeggiare ma è necessario portarsi tutto , compresa l’acqua.
Fare il bagno a Palangan è un’esperienza unica perché dopo pochi metri il canale che separa le due isole sprofonda in una infinita fossa blu .

I pescatori arrivano tutti i giorni a portare il pesce appena pescato, li salutiamo usando le parole bahasa che sappiamo, loro ridono e correggono la nostra pronuncia, poi si mettono in posa in attesa di una foto.
Dopo colazione andiamo a dare da mangiare a Bulan, la scimmietta che Nanni ha trovato ferita perché caduta da un albero, l’ha cresciuta e accudita come un cagnolino, bulan è golosa , ma anche molto dispettosa , bisogna stare attenti.

Poi andiamo a vedere se dalla foresta sono arrivati i grossi varani, vengono a cercare rimanenze di cibo nel punto dove bruciano i rifiuti.

La sera ci ritroviamo tutti nel pontile, prendiamo un aperitivo, Marco e Maurizio suonano la chitarra, fino al suono della campanella che annuncia che la cena è pronta , stiamo proprio bene !
Putroppo ancora una volta dobbiamo rifare gli zaini e partire .

Diciamo addio a Cubadak , consapevoli che in un posto come questo non si ritorna mai due volte.

Rifacciamo la strada panoramica e ancora una volta ripiombiamo nell’assurdo traffico di Padang, rimaniamo imbottigliati più volte, arriveremo all’ aeroporto cinquanta minuti prima del volo !

foto Cubadak 

Singapore
Svizzera nelle leggi e nella puntualità ed efficienza dei servizi, Americana nel suo Skyline , cosmopolita e multietnica, Asiatica ancora nel profondo del suo cuore.


Sono passati solo cinque anni dall’ultima volta che siamo stati qui, troviamo una città rinnovata e ancora più luminosa ….
Il nostro hotel il Wangz , avveniristico nella forma , con poche camere molto belle e di  design, ubicato in una zona silenziosa e tranquilla a dieci minuti a piedi alla fermata metro di Outram park .
Quanto ci piace finire i nostri viaggi in posti simili !
Passare dal tutta natura dell’Indonesia ,  proiettarsi in poche ore di volo in una città così è come fare un viaggio nel viaggio ….
Siamo capitati durante la festa della luna piena di autunno e Singapore, soprattutto chinatown , è più luminosa che mai, agghindata da mille lanterne, in tutti i posti sono venduti i mooncake, dolcetti gelatinosi tipici di questa festa.
Non facciamo nessun programma di visita, complice due giornate di sole, anche se caldissime , girovaghiamo usando un po’ di metro, qualche taxi e tanto le gambe, scarpinando di quartiere in quartiere

Andiamo a curiosare dentro il complesso del Marina bay sand saliamo fino ai 57 piani (l’ultimo) diamo solo un’occhiata in giro, non entriamo nella zona piscina infinty (a pagamento) che sembra cadere nel vuoto .
Scuriosiamo un po’ tra i negozi delle grandi firme del nuovo centro commerciale tutti troppo cari per le nostre tasche.
Il nuovo Garden by the Bay , veramente immenso,  che vedremo solo in parte.

Singapore ancora una volta ci piace, così com’è ,  cara, superba, moderna, luminosa, unica nel suo stile e nel suo essere , una delle più esigenti ed efficienti città in quest’Asia incasinata.

foto Singapore